Essere libraio: filtrare la realtà attraverso i libri che si mettono in vetrina.

essere un libraio

di Giuseppe Carotentuto / Ciao a tutti, sono Giuseppe e sono un libraio.
Il verbo essere è d’obbligo. Il libraio non è un mestiere che si può semplicemente fare, bisogna sentirlo, oggi più che mai. Essere libraio per me è stata la vocazione che mi è piombata addosso dopo un intermezzo abbastanza lungo di studi e lavori scientifici.

Sono passato dal curare il corpo delle persone a curarne l’anima. 

Quando, insieme alla mia compagna, si è presentata l’occasione di aprire una libreria, non è stata necessaria neanche una notte insonne per decidere di stravolgere le nostre vite.
Veniamo al dunque: cosa significa per me essere un libraio?

Significa trasmettere la mia passione per le storie ad altre persone. Le storie per me sono state imprescindibili compagne di viaggio. Quando le cose non mi andavano tanto bene a scuola mi sono rifugiato a Hogwarts e a Narnia. Quando non sapevo bene cosa provare ho chiesto consiglio a Tolstoj e Dostoevskij, e ora che non posso viaggiare mi imbarco in navicelle spaziali per giri interstellari. Le storie per me ci sono sempre state, anche quando gli amici scarseggiavano. Essere un libraio per me significa aiutare altre persone a scoprire e vivere questa magia.

Significa inoltre avere empatia, cioè capire in pochi minuti e con domande mirate di quale libro può aver bisogno la persona che ho di fronte nel particolare periodo della vita che sta attraversando. Capacità, quest’ultima, che un algoritmo non potrà mai avere.

Significa offrire, con la mia semplice esistenza un’alternativa, la possibilità di porre un freno al dilagante analfabetismo di ritorno (qui forse pecco un po’ di presunzione ma talvolta ho la necessità di sentirmi un po’ un eroe).

Significa spingere i miei clienti sempre un po’ fuori dalla loro confort zone, invogliarli ad abbandonare la loro bolla per il piacere di scoprire quello che Mark Forsyth chiama l’ignoto ignoto, ovvero quello che non si sa di non conoscere. Ovvero proporre titoli alternativi, a volte anche distanti dall’iniziale richiesta del cliente.

Ma vuol dire tante altre cose come fatture, contabilità, scartoffie varie, rispondere a richieste assurde, come chi vuole comprare i vasi di fiori che hai davanti alla libreria o chi vuol essere inviato una foto del libro che hai messo da parte per lui per vedere se sta bene (tutto vero, giuro).

In definitiva essere un libraio vuol dire avere un occhio in più aperto sul mondo e filtrare la realtà, senza pregiudizi o preconcetti, attraverso la scelta dei titoli da tenere in libreria.

1 commento

  1. Conosco Giuseppe da un po’ e posso dire con certezza che è un vero e proprio “consigliere” di libri; sa sempre come aiutarti e verso quali letture indirizzarti!
    Se avete voglia di navigare in pagine sconosciute, vi consiglio di fargli visita alla Mondadori Point di Portici.

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