Ma come fai a dire che… #2 – la trama

di Gianluca Calvino / Dove eravamo rimasti?

Ah già, al molesto interlocutore che ti dice “ma come fai a dire che questo libro non è buono?” e al necessario autocontrollo del redattore editoriale allo scopo di evitare la deriva violenta.

Se la volta scorsa ci siamo occupati del criterio principe per valutare l’efficacia di una narrazione – la forza dei suoi personaggi – stavolta parliamo di un altro elemento decisivo, la cui fragilità rappresenta un vulnus imperdonabile e a volte a dir poco vistoso.

Parliamo della struttura narrativa. Del plot e del subplot.

Insomma, in una parola, della trama.

In che modo una trama può risultare “sbagliata”?

Se consideriamo che il termine trama deriva dal gergo tessile, e sta ad indicare “il filo che costituisce la parte trasversale del tessuto”, possiamo già farci una prima idea. 
Il tessuto, nella sua realizzazione finale, deve essere compatto, privo di sfilacciature o di buchi. 
Allo stesso modo chi scrive deve costruire la propria trama: compatta, senza sfilacciature né buchi.

Gli eventi devono avere una assoluta coerenza, una linearità, un rigore perfetto. Nessuno dei fatti narrati deve apparire una forzatura e ogni momento del plot deve essere del tutto plausibile.

I personaggi – che se ben costruiti hanno tutti una “missione” da compiere all’interno del romanzo – devono vedere concludersi, in un modo o nell’altro, il loro percorso, senza che nulla sia lasciato al caso o alla libera interpretazione del lettore.

Gli eventi che iniziano devono avere una conclusione; i misteri devono ricevere la loro adeguata spiegazione; ogni nodo presentato dal narratore deve essere sciolto e con chiarezza, nel finale.

Ma veniamo a qualche esempio concreto di quanto stiamo dicendo.

Immaginate di leggere un poliziesco avvincente. 

I personaggi sono ben delineati, l’investigatore di turno è fighissimo ed empatizzate immediatamente con lui. La storia è mozzafiato, vi tiene incollati alle pagine, non vedete l’ora di arrivare alla fine per scoprire chi è l’assassino.

Ma poi.

Ma poi succede che, nel momento dello svelamento del mistero, non viene raccontata la modalità dell’omicidio. O peggio, viene presentata una dinamica totalmente improbabile, impossibile, irreale.

Ci restate male? No. Ci restate malissimo!

Vi verrebbe voglia di chiamare lo scrittore al telefono e dirgliene quattro. E consigliargli, senza mezzi termini, di smettere per sempre di scrivere, che sia a penna, a matita o sulla tastiera di un pc.

Ma proviamo a fare un altro esempio.

Immaginate di leggere un fantasy coinvolgente. 

Il mondo uscito dalla penna dell’autore è perfetto: ci sono draghi, elfi, maghi e incantesimi; orchi, fate, creature spaventose materializzatesi nell’Oscurità.

Ma poi.

Ma poi quando arriva il momento decisivo, dello scontro finale tra il protagonista che rappresenta la Luce e il cattivo che minaccia il mondo con la sua aura oscura, il “buono” tira fuori un incantesimo che non era mai stato presentato prima. Che non esiste, in quella realtà. Che praticamente è stato improvvisato, sul momento, palesemente.

Ci restate male? No. Ci restate malissimo!

Vi verrebbe voglia di scrivere all’autore e insultarlo pesantemente, lui, sua madre, suo padre e la sua stirpe fino alla settima generazione ascendente e discendente.

Ecco, forse adesso abbiamo capito quanto una trama possa risultare fallace e quanto i cosiddetti “buchi” siano delle insidie pericolosissime, da evitare come la peste (e da segnalare, in qualità di lettori professionali).

Ci sono anche altri casi in cui la trama può non funzionare. Se è banale, se è sciatta, se è vista e rivista, se è praticamente la copia di un romanzo più famoso.

E ancora, se l’autore ha voluto giocare con l’intreccio, utilizzando ripetutamente flashback e flashforward e magari alternando anche i piani e i tempi narrativi e alla fine non è più riuscito a maneggiare il materiale diegetico per cui si è “incartato”, perdendosi una serie di passaggi spazio-temporali che minano alla base la credibilità di tutto il costrutto del romanzo.

Insomma, il secondo parametro che va considerato, per esprimere un giudizio positivo o negativo su un romanzo, è la funzionalità della sua trama.

Ma mica è finita qui. No che non è finita qui.

Gianluca Calvino

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