Essere librai – l’esperienza di Cicciapelliccia

Libreria Cicciapelliccia Baronissi

di Claudia Balsamo / “Essere librai richiede sempre una grande responsabilità nei confronti dei lettori, esserlo in pandemia lo richiede ancora di più.

Si è sempre pensato che le librerie indipendenti sarebbero state schiacciate dall’era digitale e, invece, adesso più che mai il libro risulta essere una fortezza nella quale rintanarsi per viaggiare, almeno con la fantasia.”

Così dice Claudia Balsamo, titolare della libreria indipendente Cicciapelliccia aperta qualche giorno prima del lockdown a Baronissi, in provincia di Salerno.

Logo Libreria Cicciapelliccia

Essere librai è una vocazione” spiega Claudia “ma nello stesso tempo è anche una missione. Bisogna far capire ai giovani che il libro è un loro alleato, è un mezzo per crescere, viaggiare con la fantasia, conoscere. È un amico fidato da portare con sé, un tesoro da custodire nel tempo che non ha pile che si scaricano, né fili da collegare”.

“Librai non si nasce, si diventa” continua Claudia. Lei che ha cominciato il suo percorso come attrice, per accostarsi poi all’editoria per l’infanzia solo dopo aver frequentato a lungo le numerose librerie della città di Bologna dove si trasferì per motivi familiari, librerie che nella sua formazione sono state il modello da perseguire.

“Sicuramente la componente attoriale mi aiuta molto nel mio lavoro, cerco di avvicinarmi ai bambini sempre con leggerezza, gioco con loro attraverso i libri, usiamo lo stesso linguaggio proprio come farebbe un personaggio delle fiabe. I bambini hanno bisogno di sognare, di credere nel lieto fine, ma soprattutto hanno bisogno di qualcuno che li capisca e sia un po’ come loro.

Perché aprire una libreria? Perché per far crescere la tua terra servono uomini e donne che sappiano pensare e i libri educano al pensiero, alla profondità ed è meglio che comincino da piccoli. La nostra terra ha bisogno di persone capaci, critiche e fattive, ma che siano anche in grado di immaginare: un libro aiuta la crescita.

Sicuramente la paura di non farcela, di fallire c’è, siamo realtà piccole che vivono di rapporti personali costruiti nella quotidianità, non abbiamo la forza economica delle grandi librerie, ma prevale la voglia di crederci, di accettare la sfida per provare a fare qualcosa per il nostro Sud.

Sono le dieci, si alza la saracinesca e comincia una nuova giornata. Si sistemano i libri, si conservano con cura i disegni lasciati dai bambini la sera prima.

“Permesso?”

La nostra porta è aperta e tutti devono sentirsi liberi di entrare, anche gattini randagi che ci chiedono una pappa (in fondo il padrone di casa, Cicciapelliccia, è un gatto!).

Chi ha un’idea può raccontarla a noi e così nasceranno nuovi progetti. Ma i più importanti qui restano i bambini:  “Prego, entrate, guardate, toccate, ascoltate, “annusate”, vogliamo che questo luogo sia sempre per voi un posto caldo e sicuro dove crescere insieme”.

Nessuno ha mai detto che sia facile, ma non è nemmeno impossibile, alla fine, vincere sulla noia e il qualunquismo creando luoghi belli.

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